Hanno scritto di me

Hanno scritto di me:

Armando Stella, Betty Paraboschi, Guido Ripamonti, Carlo Bonini, Giuliano Foschini,  Ugo Maria Maccola, Luciano Caramel, Fernando DeFilippi, Caterina Bigliardo, Matteo Brega, Emanuele Beluffi,  Rossella Farinotti , Jacopo Geraldini, Paolo Cova, Alessia Locatelli, Chiara Canali, Fortunato D’Amico , Giovanna Repossi, Andrea B. Del Guercio, Daniela Ria, Antonella Norbiato, Anna Acciarino , Luca Sartini , Valeria S.Lombardi,  Chiara Frustaglia Samuele Arcidiacono, Stefania Virno, Pasquale Cifani, Paola Bragantini, Marta Levi, Sergio Chiamparino, Francesco Zanusso, Filippo Lotti, Alessandro Brugnoli, Roberto Piroddi, Lorenzo Bonini, Fabrizio Zubani, Valentina Laneve, Barbara Pavan , Lia Giovanazzi Beltrami, Elio Vanzo, Raffaele Memoli, Alessandra Dellafior, Maria Elena Gianmoena , Marina Bassi,  Umberto Valentini, Angelo Antonio Falmi, Patrizia Spirito

L'ARTE PITTORICA DI FEDERICO UNIA

Sembra di intravedere come un compiersi:
fatto di un sapiente,ricercato,tagliato passato
ed di un'infinito e certo dispiegarsi
verso cio che e gia futuro ,cosi sembra volerci
elargire l'artista .
Opere che trasudano di accurati dettagli,
di una poderosa maturita pittorica, scenografica
che scandisce le emozioni, gli intenti.
La bellezza e rarita delle sue opere e quella di
saperle come rinventare lasciando pero uno
sguardo verso un retro quasi melanconico:
di luoghi appartati, luci soffuse,di scritte
come intarsiate che trascrivono pero l'odierno.
L'arte pittorica di questo compiuto artista sembra
quasi dirsi uno"stargate":la necessita di seguirlo,
per continuare cosi ad ammirare i suoi intenti e risultati
che certo lo porteranno lontano.

VALERIA S.LOMBARDI

Dott.ssa in Storia dell'Arte Contemporanea
laureata c/o Università Statale di Milano

Federico Unia: la rivoluzione negli occhi, maledetta poesia

Pensate a un negozio d’alimentari, né in centro, né in periferia, di una grande città da voi poco amata o conosciuta, che a fine giornata chiude, le luci si spengono di colpo e lasciano tutto al buio fuorché il frigo-rifero delle bibite che freddamente tiene la scena: siete spettatori di qualcosa che vi incanta e vi consuma poeticamente e non vi chiedete per-ché, la sostanza del nulla, l’abisso della percezione dell’essere. Ecco, la pittura di Federico Unia ci ricorda il mistero della vita che lancia continuamente messaggi circondati di buio e l’incanto di tutte le forme di passaggio da uno stato a un altro; nelle sue tele tutto sa di realtà, tutto si mostra con la forza di una pistola pronta a sparare ma poi, im-provvisamente, le parole/pennellate/nuvole spray o atti di colore, s’in-frangono contro lo spiazzamento, dentro il piacere che annebbia la mente, nel dolore del rimpianto del tempo che è passato senza lasciare un vero ricordo, provocando quell’intuizione velocissima che sfiora l’incanto, appena dischiuso, nel coma generale. Cosi’ nascono gli inseguimenti, le passioni nascoste, i ricordi inutili, le coltellate urlate, i tradimenti di chi scopre la sua solitudine esistenziale e si sente impotente perché affascinato, allo stesso tempo, dal buio e dalla luce, dalla vita e dalla morte, dal risparmio e dallo spreco. In questa mostra a tema, gli anni 6essanta, il suo talento d’artista non fa che offrire lo spunto, a chi vuole sollevarsi da terra, di riemergere dalla stanchezza dell’ovvio per poi lasciarsi andare. Gli anni Sessanta non erano, per caso, la massima contraddizione possibile e il bisogno di fermare il fiume di cio’che era stato detto e fatto per poi contare per se stessi senza confini? Erano anni poetici dove la poesia uccideva con la fantasia. Erano anni di pote-ri conquistati col gusto dell’apocalisse o del millenarismo. Erano anni belli e tragici. Per questo lo stile di Unia nascendo dalla strada e dai muri, prima ancora delle Gallerie e Accademie, ha bisogno di beat e di twist per sovvertire, regalando agli occhi la rivoluzione della cecità che sa vedere come l’indovino Tiresia oltre l’immagine per comprendere nel segno pulito, nell’incrostazione dello sfondo, nella scritta violen-ta, nel messaggio sociale, nel ritaglio fotografico, nell’ironia e nel gusto compositivo purissimo, la sensazione di un perdurante sfondamento senza misura che non accontenterà mai la psiche con facili soluzioni e di un’Arte trapassante che ha bisogno di vita perché ferma non ci sa stare. Noi siamo il movimento, tutti. Grazie Federico.

(Luca Sartini,2009)

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